Associazione Georges Brassens Marsico Nuovo

Analogia tra Brassens e i Lucani

Gabriel Garcia Marquez affermava alla fine degli anni ’70 che il più grande poeta francese vivente fosse Georges Brassens (allora ancora in vita).  Al suo primo apparire sulla ribalta parigina il cantante-cantautore-poeta di Sète è definito da qualche critico di avere l’aspetto di un “brigante calabrese”; sarebbe più opportuno parlare di un brigante lucano vista la sua origine marsicana per parte di madre. La sua fisionomia e la sua fisicità meridionali sono molto chiare. I suoi tratti somatici sono ben riconoscibili in tante persone che conosciamo nei nostri paesi lucani: costituzione piuttosto tozza e grezza, baffi folti, ampia fronte, occhi vivi e lucenti Brassens è anche il risultato indiretto e tangibile (nel suo fisico) della tradizione contadina lucana senza storia e senza nome, fatta di fatica e di stenti. Stranamente il cognome Brassens significa bracciante, manovale, uomo di fatica e sembra dar sostanza a questo assunto. Brassens era fiero delle sue “origini napoletane”, non conoscendo pienamente le sue vere radici lucane.

Gli emigranti della Lucania alla fine dell’‘800, affermavano quasi tutti di essere napoletani un po’ perché si vergognavano delle proprie origini, ma anche perché nessuno conosceva o voleva mai sapere dove la Basilicata si potesse trovare. Il ritmo della tarantella che De André sentiva nelle canzoni di Brassens insieme alla giava francese e al valzer mitteleuropeo non può essere che lucano: uno dei possibili Leitmotiv musicali che la madre Elvira probabilmente gli accennava da piccolo. Secondo me la somiglianza più marcata di Brassens con il carattere lucano è il suo spiritoanarchico-libertario-anticonformista e la sua ricerca individuale di una libertà assoluta. Questi caratteri ben si riflettono notoriamente nella maggior parte dei lucani, di cui sono noti la ritrosia e lo scetticismo davanti a ogni forma di potere: comunque sia rimarranno sempre bastian contrari e la penseranno sempre diversamente, anche per partito preso. Altro contrassegno importante di Brassens è l’attaccamento alle sue radici (SAREBBE STATO SICURAMENTE FIERO DELLE SUE ORIGINI MARSICANE) e alla sua famiglia, “al suo albero”; mai “avrebbe dovuto lasciare il suo albero” per andare a Parigi. Tutti sanno dell’attaccamento viscerale dei lucani alla propria terra e di come molti vi ritornino, dopo averla abbandonata, con tanta nostalgia. Dalle sue radici e dalla sua buona educazione discende un’altra qualità di Brassens: la sobrietà, il suo carattere è scevro da ogni forma di eccesso o superfluo, temprato dalla povertà e dalla penuria di guerra e dopoguerra, caratteristica anche di chi è stato educato nella frugalità, nella parsimonia, di chi si accontenta del necessario, di quanto basta (probabilmente proviene soprattutto dai suoi genitori di cui ha una vera e propria venerazione).

La fama non gli fa cambiare quasi stile di vita; ciò non esclude la sua proverbiale generosità.Simile in ciò a tanti lucani di una certa generazione che non dimenticano il tempo passato e i valori che i loro genitori hanno loro insegnato.   Un altro tema caro a Brassens è l’amicizia che per lui è un vero e proprio valore sacrale: prima di tutto gli amici (les copains d’abord). Penso che sia un valore importante per i lucani, almeno per certi lucani. Uno degli aspetti più originali di Brassens è senza dubbio la sua vena ironica, autoironica e sarcastica e direi anche goliardica e irriverente: sempre contenuta nei modi e mai volgare ed offensiva.   Il suo umorismo è sempre ben evidente e l’autore sa essere sempre divertente. E’un atteggiamento questo tipico di tanti lucani che forse reagiscono in questo modo ad una realtà che trovano triste e grigia e che loro non potranno mai cambiare o più semplicemente pensano che l’unica possibile giustificazione dell’esistenza sia il risvolto comico della vita oppure la loro reazione esagerata è un modo per esorcizzare la morte (la morte è anche un tema di Brassens).

Infine si deve ricordare la sua grande solidarietà per le donne, per gli ultimi, per tutti i diseredatidella società, per quelli che hanno la loro vita come quasi “unico lusso”. Come non pensare alle tante generazione di lucani, di poveracci, di morti di fame, inconsapevole strumento di guerre lunghe e inconcludenti in nome di forsennate ideologie di morte, che si sono spesi, spesso pagando con la vita, per una causa non loro.

Moriamo per delle idee, d’accordo, ma di morte lenta…..

Rocco Stella – Associazione Brassens

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