Associazione Georges Brassens Marsico Nuovo

Breassens, il futuro chansonnier si dimostra ben presto insofferente nei confronti del sistema scolastico: è proprio tra i banchi di scuola, però, che fa un incontro fondamentale per la sua vita di artista. Alphonse Bonnafè, insegnante di francese, gli trasmette la passione per la poesia incoraggiandolo a scrivere.

Dopo essere stato condannato a quindici giorni di prigione con la condizionale per dei furti avvenuti al College Paul Valery di Sète, Georges Brassens decide di interrompere la sua carriera scolastica e si trasferisce a Parigi, dove viene ospitato da una zia italiana, Antonietta. Qui, diciottenne, comincia a fare lavoretti di vario genere (tra cui lo spazzacamino) fino a quando è assunto come operaio alla Renault.

Si dedica con sempre maggiore impegno alle sue vere passioni: la poesia e la musica, frequentando le “cantine” parigine, dove respira le atmosfere esistenzialiste dell’epoca, e fa ascoltare i suoi primi pezzi. Impara a suonare il pianoforte.

Nel 1942 pubblica due raccolte di poesie: “Des coups dépées dans l’eau'” (Buchi nell’acqua) e “A la venvole” (Alla leggera). Argomenti dei libri gli stessi che affronta nelle canzoni: la giustizia, la religione, la morale, interpretate in modo dissacrante e provocatorio.

Nel 1943 è costretto dal servizio di Lavoro Obbligatorio (S.T.O., istituito nella Francia occupata dai nazisti in sostituzione del servizio militare) ad andare in Germania. Qui, per un anno, lavora a Basdorf, vicino a Berlino, in un campo di lavoro. Durante questa esperienza conosce André Larue, suo futuro biografo, e Pierre Onteniente, che diventerà suo segretario. Scrive canzoni e inizia il suo primo romanzo, ma soprattutto sogna la libertà: così, quando riesce ad ottenere un permesso, torna in Francia e non rientra nel campo.

Ricercato dalle autorità, è ospitato da Jeanne Le Bonniec, donna di grande generosità, a cui Brassens dedicherà “Jeanne”, e “Chanson pour l’Auvergnat” (Canzone per l’Alverniate).

Nel 1945 acquista la sua prima chitarra; l’anno successivo aderisce alla Federazione Anarchica e comincia a collaborare, sotto vari pseudonimi, al giornale “Le Libertaire”. Nel 1947 conosce Joha Heyman (soprannominata “Püppchen”), che rimarrà sua compagna per tutta la vita, e alla quale Brassens dedicherà la celebre “La non-demande en mariage” (La non richiesta di matrimonio).

Scrive un romanzo grottesco (“La tour des miracles”, La torre dei miracoli) e soprattutto si dedica alle canzoni, incoraggiato da Jacques Grello. Il 6 marzo 1952 Patachou, famosa cantante, assiste, in un locale parigino, a un’esibizione di Brassens. Decide di inserire alcune sue canzoni nel suo repertorio e convince il titubante chansonnier ad aprire i suoi spettacoli. Grazie anche all’interessamento di Jacques Canetti, uno dei massimi impresari dell’epoca, il 9 marzo Brassens sale sul palco del “Trois Baudets”. Il pubblico rimane senza parole dinanzi a questo artista che non fa nulla per apparire un divo e sembra quasi imbarazzato, goffo e impacciato, così lontano e diverso da tutto ciò che la canzone del periodo propone.

Scandalizzano i suoi stessi testi, che narrano storie di ladruncoli, piccoli furfanti e prostitute, senza mai essere retorici o ripetitivi (come invece gran parte della cosiddetta “canzone realista”, quella cioè di carattere sociale, ambientata anch’essa nei vicoli meno perbene della capitale francese, di moda in quel periodo). Alcuni di essi sono traduzioni da grandi poeti come Villon. Molti spettatori si alzano ed escono; altri, sorpresi dinanzi a questa novità assoluta, restano ad ascoltarlo. Ha inizio la leggenda di Brassens, il successo che non lo abbandonerà più da quel momento.

Grazie a lui, il teatro “Bobino” (che dal 1953 diventa uno dei suoi palcoscenici preferiti) si trasforma in un autentico tempio della canzone.

Nel 1954 l’Accademia “Charles Cros” assegna a Brassens il “Gran Premio del Disco” per il suo primo LP: le sue canzoni verranno raccolte nel tempo in 12 dischi.

Tre anni più tardi l’artista fa la sua prima e unica apparizione cinematografica: interpreta se stesso nel film di René Clair “Porte de Lilas”.

Nel 1976-1977 si esibisce per cinque mesi ininterrottamente. E’ la sua ultima serie di concerti: colpito da tumore all’intestino, si spegne il 29 ottobre 1981 a Saint Gély du Fesc, lasciando un vuoto incolmabile nella cultura, ben interpretato da queste parole di Yves Montand: “Georges Brassens ci ha fatto uno scherzo. E’ partito per un viaggio. Alcuni dicono che è morto. Morto? Ma cosa significa morto? Come se Brassens, Prevert, Brel potessero morire!“.

Grande l’eredità lasciata dall’artista di Sète. Tra i cantautori che maggiormente sono stati affascinati dalla musica di Brassens ricordiamo Fabrizio De André (che lo ha sempre ritenuto il suo maestro per eccellenza, e ha tradotto e cantato alcuni dei suoi brani più belli: “Marcia nuziale”, “Il gorilla”, “Il testamento”, “Nell’acqua della chiara fontana”, “Le passanti”, “Morire per delle idee” e “Delitto di paese”) e Nanni Svampa, che con Mario Mascioli ha curato la traduzione letterale in italiano delle sue canzoni, proponendole però spesso, durante i suoi spettacoli e in alcuni dischi, in dialetto milanese.

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